
Dopo quasi un anno di presenza in Cattedrale, il Crocifisso Miracoloso è tornato nella sua casa storica: la Chiesa di Sant’Apollinare. Un momento di grande intensità spirituale e comunitaria, vissuto con profonda partecipazione da parte dei fedeli di tutta la città.
Il Crocifisso è stato al centro del Giubileo della Speranza, vegliando sulla nostra Diocesi per un anno intero, segnando il cammino di tante persone che si sono affidate a Lui nei momenti di preghiera, dolore, ma anche di ringraziamento.
Una celebrazione tra emozione e gratitudine
A presiedere la solenne Celebrazione eucaristica il nostro Amministratore Diocesano Mons. Antonio Tamponi, insieme a numerosi concelebranti. La chiesa era gremita di fedeli, e le lacrime di gioia sui volti di molti sono state il segno visibile di una fede viva e condivisa.
Il ritorno del Crocifisso a Sant’Apollinare non è stato solo un atto liturgico, ma un vero abbraccio simbolico tra Dio e la comunità: un invito a tornare all’essenziale, a rinnovare la speranza, a sentirsi parte di qualcosa di più grande.
Le Tele di Natale: un dono nato dal cuore della comunità
In questa occasione è stato consegnato un dono speciale: le prime 50 Tele di Natale, realizzate all’interno del Progetto C’entro, un’iniziativa che unisce anziani, giovani e persone con disabilità in un percorso di inclusione, creatività e relazione.
Queste tele non sono solo addobbi: sono segni di luce, pensati per colorare le vie del centro storico di una speranza concreta, quella che nasce dall’incontro tra le persone e dalla bellezza del prendersi cura gli uni degli altri. Vie spesso teatro di solitudini e difficoltà, ma che possono essere riscoperte come luoghi di incontro, vicinanza e rinascita.
Una foresta che cresce
In un mondo dove spesso fanno più rumore gli episodi di cronaca, questa festa è stato un segno silenzioso ma potente di una foresta che cresce. I quartieri del nostro centro storico, troppo spesso associati a storie difficili, oggi raccontano una pagina diversa: quella di una comunità che si rialza, cammina insieme, e coltiva semi di bene.
Perché, come ci ricorda questo momento di festa, non siamo fili isolati, ma parte di un tessuto comune. E quando impariamo a intrecciarci, a camminare insieme, allora anche le ferite diventano possibilità di guarigione.






